Un Caffè con Beatrice Irorere

Non è una semplice sartoria. L’atelier dove Beatrice mi accoglie è “La casa della toga”. Specializzata, artigianale, di nicchia: Beatrice, sorella di Chiesa di origini nigeriane, è la titolare di un negozio unico in Piemonte, specializzato nella sartoria forense e accademica.

Un gradevole ingresso molto accogliente, con uno spazio di cabina di prova, e dietro a una tenda il laboratorio. Un grande tavolo da lavoro, tessuti, toghe imbastite, altre quasi finite. C’è Laura, con lei. Una collega, anzi, prima di tutto una grande amica. «Sai, molto spesso quando un cliente nuovo arriva parla prima con lei, perché pensa che non sia io la titolare», mi dice. Le due si guardano e ridono. Come sono facili, gli stereotipi. Facili e ridicoli. Perché è difficile immaginare che una donna nigeriana sia un’imprenditrice, un’artigiana, una persona che dopo anni di gavetta abbia imparato un mestiere così bene da poter essere la “boss”. Figuriamoci poi se in negozio con lei c’è una donna “bianca”. E invece è proprio così.

«Arrivi giusto in tempo, ho appena fatto una tisana, ne vuoi?». Frutti rossi. Profumatissima, appena un po’ zuccherata, perfetta.
Beatrice è arrivata anni fa dal suo paese: cresciuta nella Chiesa metodista, in Italia ha frequentato alcune Chiese, per prendere poi un periodo di pausa. «Mio figlio un giorno mi ha detto: mamma perché non mi porti nella Chiesa valdese? E da allora non manchiamo più». La musica, mi racconta, è stata sua compagna, anche nei momenti più difficili. Gli inni metodisti, quelli che poi, spesso, ritrova nelle nostre liturgie, l’hanno consolata, accompagnata, le hanno dato forza e speranza. Anche adesso, mentre parliamo, li ascolta in sottofondo.

Ci siamo date appuntamento perché, siccome quest’anno la Giornata mondiale di preghiera delle donne è organizzata dalle sorelle nigeriane, abbiamo chiesto a lei di parlarci del suo paese. Leggiamo insieme il documento di presentazione. Mentre legge aggiunge, corregge, precisa, passa dal testo scritto al racconto di una parte della sua vita.

Immaginare come funzioni la vita delle altre persone, cercare di capire, di conoscere meglio è importante. E poi ci sono occasioni benedette, come questa, in cui, semplicemente, le cose ce le possiamo raccontare guardandoci negli occhi.

Elisabetta Ribet

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