Dio è più grande del nostro cuore

Poiché se il nostro cuore ci condanna,
Dio è più grande del nostro cuore e conosce ogni cosa. 
(I Giovanni 3,20)

Se ci pensiamo, una caratteristica del male e del dolore è che non siamo in grado di tenerli per noi e che, se ci proviamo, essi ci fanno implodere, ragion per cui si tende a riversarli sugli altri. Per fare una parafrasi, ma in negativo, di un famoso versetto della prima Lettera di Giovanni (4,19), «Noi amiamo perché egli ci ha amati per primo», potremmo dire che così come noi abbiamo per primi ricevuto del male, in modo simile diamo agli altri altrettanto male.

Gesù dirà che è proprio ciò che esce dal nostro cuore, in termini di parole o azioni, a renderci spesso impuri e che là dove c’è il nostro cuore c’è anche il nostro tesoro. Pensiamo a tutte quelle situazioni e circostanze in cui il nostro cuore era oppresso e che hanno creato in esso come un deposito fino a saturarlo: alla fine trabocca e noi riversiamo al di fuori proprio quello che abbiamo dentro. È un modo istintivo di liberarci del male subìto, ma è anche un circolo vizioso: per stare un po’ meglio, riverso su altri il mio malessere, con il risultato che alla fine quel male che era mio è diventato contagioso, e si è trasmesso anche a te.

Avere consapevolezza del perché facciamo del male ci aiuta, se non altro, a capire che bisogna dare un taglio a questa specie di serpente che si morde la coda. Se non è estirpato alla radice dal messaggio di perdono e di misericordia di Dio, il nostro male si ripresenta puntuale dopo ogni volta che l’abbiamo riversato su altri, come una gramigna che continua a crescere anche dopo che l’hai tagliata. Occorre fermare questo gioco di scambiarci continuamente lo stesso dolore, perché se non lo facciamo il risultato è che alla fine nella vita non ci sarà né vincitore né perdente, ma rimarremo tutti perdenti.
La croce di Gesù ha saputo porre termine a questo gioco perverso del male e del dolore. Sulla croce è stato crocifisso il documento che ci condannava a vivere una vita siffatta, come scrive l’autore della Lettera ai Colossesi (2,14). Grazie a Dio e a Gesù possiamo anche reagire in modo più costruttivo a chi è impregnato di negatività, perché chi riversa sugli altri il proprio male spesso è come un uomo malato, una donna malata che, esattamente come me e te, ha urgente bisogno di riconciliazione con Dio e con gli altri esseri umani.

E chi sa se poi alla fine noi potremo diventare capaci di riversare sugli altri anche pensieri di bontà, ben disposti verso gli altri, trasformando così un circolo vizioso di male in un circolo virtuoso di amore.

Stefano Fontana, pastore battista a Torino

Foto di copertina di Laura Fontana

 

Meditazione pubblicata sul numero di marzo 2026 del Piccolo Messaggero, il bollettino delle Chiese valdese e battiste dell’area torinese. Chi fosse interessato a riceverne copia in PDF via email può farne richiesta a segreteria@torinovaldese.org.

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