Enrico Benedetto è uno dei più brillanti esempi di persona poliedrica: torinese di nascita, giornalista, per anni corrispondente da Parigi per una delle testate nazionali, poi pastore della Chiesa Riformata di Francia (oggi EPUdF), è rientrato in Italia per insegnare Teologia pratica alla Facoltà Valdese di Teologia di Roma.
A Torino, nella Chiesa valdese di corso Oddone, con l’allora pastore Paolo Ricca, scopre il mondo protestante, che continua a esplorare e servire in lungo e in largo.
«Che cosa mi offriresti, allora, Enrico?». Perché se la rubrica evoca il caffè, siamo comunque di larghe vedute e disponibili alle alternative. E il mio ospite non mi delude: dopo avermi aperto le porte di un appartamento luminosissimo, anche in un giorno di pioggia e grigiore dall’aria inesorabile, mi propone un aperitivo. Basco. Inusuale, come lo è lui. Sorprendente e gradevole, come un incontro che, per quanto breve, promette bene.
Abbiamo chiesto a Enrico, nel periodo da Pasqua a Pentecoste, di condurre lo studio biblico del mercoledì pomeriggio. Sette incontri più uno di introduzione, dedicati alle sette lettere che aprono l’Apocalisse. Lo ha detto, iniziando il primo incontro, e me lo ripete: «Non essendo un biblista, animare uno studio biblico lascia molta libertà».
E aggiunge: «Ciò che mi interessa è “attualizzare” il testo. Anche se attualizzare si diceva negli anni Ottanta: oggi, mi pare, è la Scrittura che ci attualizza, non il contrario. La sfida che accoglie, leggendo la Bibbia e leggendola con sorelle e fratelli, è quella di uscire dall’approccio puramente cognitivo, e esplorare i modi in cui la Parola abita le nostre vite, le nostre scelte».
La Parola, Enrico, la cerca, la segue, la incontra in molti angoli del globo: dalla Pampa argentina al Canada, dalle lande francesi a via Principe Tommaso. Ma Torino è “casa”. E, mi spiega, «in famiglia si dice “casa è dove ti senti a casa”. La Chiesa valdese di Torino fa parte di questo sentirsi a casa, e il piacere di poter passare dei tempi in città si riflette nei modi in cui ci si guarda attorno e ci si relaziona alla nostra Comunità».
«A proposito – gli chiedo nel salutarci – un augurio per il protestantesimo di Torino?».
«Che possa essere l’ottava Chiesa dell’Apocalisse. E quindi, visto che l’Apocalisse è stata scritta da un veggente, che possa passare dalla gestione alla visione».
Elisabetta Ribet