Lo Spirito si è posato su di noi

“Non per potenza, né per forza, ma per lo Spirito mio”, dice il Signore degli eserciti.
(Zaccaria 4, 6)

Intorno a noi le potenze e le forze, quelle adoperate e spesso ammirate dagli esseri umani, sono in azione, e non sono potenze amichevoli o costruttive. Al contrario, assistiamo a come i potenti del mondo ricorrono sempre più spesso a forze distruttive e violente per “risolvere” problemi sociali, politici e economici, sia locali sia globali.

Quando ci sono opinioni divergenti, esigenze diverse, rivendicazioni che sembrano inconciliabili, il modo più semplice per giungere alla conclusione desiderata sembra quello di imporsi con la forza. Così si evita la fatica di cercare di comprendere l’altro, la fatica del dialogo, del compromesso, della ricerca di soluzioni condivise.

Non è una tentazione nuova, quella di impiegare la potenza della violenza, delle armi, degli eserciti. Così come non è nuova la difficoltà di immaginarsi soluzioni e scenari diversi. Il popolo a cui parla Dio attraverso il profeta Zaccaria, il popolo ebraico da poco tornato dall’esilio in Babilonia, non aveva la possibilità materiale di usare la forza per ricostruire la grandezza nazionale di un tempo. Ma sognava di poterlo fare e concentrava la propria speranza su colui che sperava si rivelasse come l’uomo forte del momento, un pretendente al trono di Davide.

Attraverso Zaccaria Dio conferma che il popolo ha futuro, può avere fiducia. Ma Dio lo invita, e invita in particolare lo stesso leader, Zorobabele, a cui il popolo guardava per la sua salvezza, a riporre quella fiducia in chi può veramente essere d’aiuto, in chi è fedele, in chi ha realmente il controllo della storia e della vita, e cioè in lui stesso, nel Signore che opera attraverso lo Spirito. Non sarebbe stata la potenza, la forza di Zorobabele a salvare il popolo, a garantirgli un futuro, ma lo Spirito del Signore.

La storia racconta che Zorobabele non è diventato re come sperava il popolo. E che la grandezza nazionale non è stata restaurata. Ma un futuro c’è stato: Dio è rimasto fedele alla sua Parola di vicinanza e di salvezza, e al momento opportuno ha mandato un Messia su cui si è posato il suo Spirito, Spirito di pace, di misericordia, di servizio.

Il giorno di Pentecoste quello stesso Spirito che ha animato Gesù Cristo è stato donato a tutti e tutte i credenti. E a quello Spirito ci affidiamo quando le forze e le potenze di questo mondo ci intimoriscono o quando noi siamo tentati di fidarci di esse, per confermare invece la nostra fiducia nell’agire dell’unico Signore Dio che può salvare.

Helene Fontana, pastora battista a Torino

 

Foto di Helene Fontana

Meditazione pubblicata sul numero di maggio 2026 del Piccolo Messaggero, il bollettino delle Chiese valdese e battiste dell’area torinese. Chi fosse interessato a riceverne copia in PDF via email può farne richiesta a segreteria@torinovaldese.org.

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