Durante il culto di Pentecoste 2026, nel tempio valdese di Torino nove persone di diverse età sono state accolte come nuovi membri di chiesa. Chi per battesimo, chi con la confermazione e chi con l’ammissione come nuovo membro, le nostre sorelle e fratelli hanno scelto, per confessare la loro fede comune, di redigere un testo attingendo a diverse altre confessioni, e costruendone uno nel quale le loro convinzioni fossero nutrite, quasi intonate, come un antico inno, da quelle di altri credenti.
La maggior parte dei testi si trova nella bella raccolta “Parole e gesti per dire Dio. Spunti per il rinnovamento liturgico”, curato dalla commissione culto e liturgia delle chiese battiste, metodiste e valdesi. Ecco come consultare il documento:
https://chiesavaldese.org/wp-content/uploads/2024/10/10-festa-riforma-2024-1.pdf
Alle parole di altre sorelle e fratelli si sono fuse le loro, e questo è il testo finale.
Per confessare la nostra fede, abbiamo letto quelle di altre persone e di altre chiese,
redatte in epoche e luoghi diversi.
Ispirandoci a questi testi,
abbiamo scelto alcune espressioni che ci hanno colpito in particolare.
Abbiamo imparato, in primo luogo, che
“Un credo non è l’elenco di principi a cui si deve credere, è l’annuncio che possiamo credere, nonostante tutto”. O soprattutto, o grazie a tutto.
Da questo ascolto e da questa lettura condivisa, ecco quanto, oggi, vogliamo affermare insieme:
Crediamo in Dio, potenza di vita nuova offerta ad ognuno ed ognuna, ad ogni creatura.
“Crediamo in Dio, che ci ha creati capaci di dare e ricevere amore.
Crediamo che i nostri corpi raccontino la sua gloria
e che le carezze, i baci, gli abbracci di chi ama siano il suo santuario prediletto.
Crediamo che il nostro corpo, così fragile e bello,
sia essenziale per dare corpo alla fede.
Non crediamo in una fede che rinnega il corpo, in nome dello spirito.
Osiamo credere che, nell’esperienza unica di chi ama, donando tutto sé stesso, sé stessa,
ci sia il sigillo del divino” (Lidia Maggi e Angelo Reginato).
Crediamo in Gesù Cristo, Figlio di Dio, nostro fratello e salvatore,
che, dicono i fratelli e le sorelle delle chiese Masai, è “sempre in safari”.
Gesù accoglie ed accompagna gli esseri umani, concreto, itinerante, e, sulla croce, “Cristo offre loro il perdono” — anche ai responsabili, anche a chi fa del male.
Non è assoluzione, è qualcosa di più scomodo e più grande.
Crediamo nello Spirito Santo,
che ridà speranza da condividere e coraggio di servire il Signore.
“Credo nello Spirito, che, come corpo di bimba, non può stare fermo.
Si muove, gioca, danza e crea cose nuove.
Ama l’aria aperta, i giardini e la frutta fresca.
Non ha paura di sporcarsi, correndo per le strade del mondo” (L.M. A.R.).
Crediamo la Chiesa, casa, incontro, luogo di comunione e di testimonianza.
“Io credo nella misericordia di Dio anche per me.
Molto spesso ho perso coraggio, sono fuggito, ho abbandonato la mia vocazione.
Ma, sulla croce, Cristo ha perdonato anche me, e, risuscitato, viene a me
e mi chiama di nuovo a seguirlo” (Chiesa evangelica di Gibuti).
Insieme, condividiamo la testimonianza della fiducia che
“di fronte alla morte possiamo credere che l’amore di Dio è senza fine e promette la vita;
di fronte al disastro ecologico possiamo credere
che la potenza creatrice di Dio non si è conclusa;
nel mondo lacerato dalla guerra possiamo credere
che Gesù offra una parola di riconciliazione, fraternità e sorellanza;
nel mutismo che ci attanaglia possiamo credere
che lo Spirito Santo mette nei nostri cuori e sulle nostre labbra parole che muovono” (Gregorio Plescan).
Crediamo, per noi e per il mondo, nella promessa di Dio
che, come hanno scritto le sorelle e i fratelli di Palermo
dopo la morte di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino,
“le strade dove giocano i nostri bambini non saranno più bagnate né da sangue innocente
né da sangue colpevole, perché l’ultima parola sarà data alla vita”.