Essere grati al signore

Ti rallegrerai, tu con il Levita e con lo straniero che sarà in mezzo a te,
di tutto il bene che il Signore, il tuo Dio, avrà dato a te e alla tua casa. 
(Deuteronomio 26, 11)

Il versetto è un’esortazione di Mosè al popolo per il momento in cui sarà entrato nella Terra promessa, quando dovrà offrire i primi frutti del primo raccolto al Signore e pronunciare una confessione di fede, in cui ricorderà come la sua storia personale e la storia del suo popolo sia stata da Lui guidata.

Anche noi, come credenti, dobbiamo essere grati, pensando alle nostre storie personali, alle molte occasioni in cui il Signore ci ha guidati, soccorsi e consolati nel corso della nostra esistenza. Dobbiamo essergli grati per i beni materiali che ci sono stati donati: cibo, casa, famiglia, per la possibilità di vivere in un paese al riparo, almeno parzialmente, dalle guerre e dai disordini che caratterizzano questa nostra epoca. Dobbiamo essergli grati per la nostra personale storia di fede, per come ci ha trovati, redenti e giustificati. Dobbiamo essergli grati, come Valdesi e come protestanti, se ricordiamo la storia della Chiesa valdese, cui molti e molte di noi appartengono, poiché Dio ha permesso a questo popolo-chiesa di continuare a esprimergli la propria fedeltà.
Il versetto assume un significato maggiore, in particolare in questo mese, per chi, membro o compagno di strada della Chiesa valdese, celebra la concessione dei diritti civili da parte del re Carlo Alberto, il 17 febbraio del 1848.

Questo favore che Dio ci ha riservato deve essere motivo di gioia, ti rallegrerai, e deve essere una gioia condivisa, anche con il levita e lo straniero che sarà in mezzo a voi. Lo straniero e il levita non sono solo le persone che provengono da altri paesi, che talora non hanno motivo di rallegrarsi, o sono particolarmente vulnerabili, ma anche chiunque sia o si senta diseredato e privo di speranza.
Il Signore comanda di considerarli come l’orfano e la vedova, come chi ha bisogno di aiuto, affinché l’annuncio di salvezza possa raggiungerli e trasformarli.

Perché il Signore accetti la nostra preghiera di ringraziamento, se sentiamo di essere stati soccorsi e consolati, dobbiamo fare in modo che anche le persone più sfavorite possano rallegrarsi con noi, donando con gioia, condividendo l’abbondanza che ci è stata donata e impegnandoci per il diritto e la giustizia.

Allora realizzeremo in terra una scintilla di quel Regno che ci è stato promesso, già presente, ma che sarà tuttavia pienamente presente nell’ultimo giorno.

Dino Daniele

Meditazione pubblicata sul numero di febbraio 2026 del Piccolo Messaggero, il bollettino delle Chiese valdese e battiste dell’area torinese. Chi fosse interessato a riceverne copia in PDF via email può farne richiesta a segreteria@torinovaldese.org.

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