Domenica della diaconia: carceri

carcere

Durante il culto del 7 dicembre abbiamo riflettuto sulla condizione delle persone detenute, innanzitutto per pregare per loro, come ci esorta lo scrittore agli Ebrei: “Ricordatevi dei carcerati, come se foste in carcere con loro e di quelli che sono maltrattati, come se anche voi lo foste!» (13,3). Il Sinodo 2025 si è chiaramente espresso sulle azioni da intraprendere come Chiesa e come Diaconia. Premesso che pur riconoscendo oggi l’importanza del presidio carcere nel tutelare una sostenibile convivenza civile e nel richiamare le persone alla consapevolezza degli errori commessi e alla responsabilità per le azioni compiute non possiamo non impegnarci in modo intransigente a far si che le pene non rinuncino mai al senso di umanità.

«Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato » (articolo 27 della Costituzione) risuona un messaggio a noi caro non solo perché si tratta di un articolo della Carta Costituzionale, ma per la consonanza dell’annuncio cristiano del perdono e della grazia.

Il Sinodo 2025 ci fornisce un decalogo di comportamenti nella vita quotidiana comunitaria: non condividere le retoriche della repressione come unica risposta valida; contrastare i pregiudizi verso alcune categorie di persone; essere presenti nelle attività di volontariato verso gli ultimi; rappresentare luoghi sicuri e protetti per alcune categorie di persone bersaglio di un clima di allarme sociale; rispettare gli operatori e i professionisti della comunità carceraria. Oltre a ciò, il Sinodo suggerisce tre azioni su cui impegnare risorse e intelligenze: sostenere chi promuove l’applicazione di pene alternative alla detenzione; muovere anche culturalmente percorsi di “giustizia riparativa”; agevolare il reinserimento e l’accompagnamento di persone provate dall’esperienza detentiva.

Anche su queste tre azioni non partiamo da zero, poiché la Commissione sinodale per la Diaconia ha un progetto denominato “Con le persone detenute”, con interventi soprattutto a Torino (8 posti per la collocazione abitativa temporanea di persone in esecuzione penale esterna) e a Firenze con La casa del melograno (8 posti per la detenzione domiciliare e affidamento in prova, 2 sportelli Dentro e fuori, il primo per familiari di persone detenute e il secondo per detenuti in uscita dal carcere). Nel pomeriggio si è tenuto un incontro a cui hanno partecipato Luciano Cambellotti di “Pausa Caffe”, che ha descritto i progetti di reinserimento socio-lavorativo di detenuti e di agricoltura sostenibile in Sud America e Ucraina; Laura Carletti di CSD, che ha descritto l’accoglienza in piccoli appartamenti di persone in affidamento dal carcere; Paolo Peretti, psicologo, che ha sottolineato la necessità di percorsi formativi per le persone coinvolte in questi temi; il pastore Sciotto che ha raccontato la propria esperienza fra i carcerati durante il suo pastorato in Sicilia, raccomandando di non disperare mai, nel lavoro con i detenuti, per gli insuccessi purtroppo così frequenti in questo settore.

Pino Faro, coordinatore del Comitato coordinamento territoriale di Torino

Picture of admin
admin