«Non trascinarmi via con gli empi e con i malfattori,
i quali parlano di pace con il prossimo, ma hanno la malizia nel cuore».
(Salmo 28, 3)
Dalla fine della Seconda guerra mondiale a oggi, nel mondo vi è stato un numero incalcolabile di guerre e conflitti armati. Attualmente sono più di cinquanta, le guerre in atto. Nonostante l’Organizzazione delle Nazioni Unite, nonostante l’orrore della guerra, la cui consapevolezza è diventata un fatto anche per gli Stati europei e dell’Occidente, non abbiamo mai smesso di tenere accesi i conflitti e di foraggiare l’industria delle armi. Ciò che salta all’occhio, poi, è che la guerra la si fa, ma nessuno la dichiara più. Peacekeeping, operazioni speciali, intervento militare. Non sono solo le cancellerie di mezzo mondo a non usare più la parola guerra. La parola è cancellata anche dalla nostra cultura. E più guerre ci sono, meno se ne parla. Di contro, anche chi parla di pace lo fa in maniera diversa. Tutto è pace, al punto che anche un borioso bullo internazionale, o chi invia armi in giro per il mondo, sente di poter meritare il premio Nobel.
Pare che persino il re Davide, o chi ha scritto questo antico salmo apponendovi la sua autorevole firma, conoscesse la cosa: si parla di pace, ma si medita la guerra. Forse non siamo e non siamo stati noi soli, figli e figlie dei conflitti del ventesimo secolo, a usare le parole guerra e pace con malizia e ipocrisia. La Bibbia, appunto, conosce la nostra natura e il Signore stesso a più riprese ha predicato la pace, quella vera, mettendoci in guardia dalle nostre ipocrisie. Lo ha fatto disarmando le mani dei suoi discepoli, beatificando i costruttori di pace, invitandoci a fare un miglio in più con chi vuole il nostro male.
Nel mese in cui ricordiamo la Pasqua di resurrezione, in cui la vita, inspiegabilmente e contro ogni logica, irrompe nella realtà della morte, continuiamo con Davide a cantare la Pace vera, il dialogo e la nonviolenza. Facciamolo a maggior ragione, anche se sappiamo che chi parla di Pace, in tempo di guerra, è tacciato di ingenuità, vigliaccheria, tradimento. L’alternativa sono la barbarie e il diritto del più forte, in cui a soccombere sono sempre i più fragili.
Francesco Sciotto, pastore valdese a Torino
Foto di Silvia Costamagna
Meditazione pubblicata sul numero di aprile 2026 del Piccolo Messaggero, il bollettino delle Chiese valdese e battiste dell’area torinese. Chi fosse interessato a riceverne copia in PDF via email può farne richiesta a segreteria@torinovaldese.org.