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Convegno del 17 Febbraio: Diritti umani oggi

All’interno del polo del ‘900 domenica 17 febbraio dalle ore 16 si è tenuto il convegno dal titolo “Diritti umani oggi” organizzato nel quadro delle celebrazioni congiunte sotto il nome di 17 febbraio Valdesi ed Ebrei per i diritti di tutti, dalla Comunità ebraica, dalla Chiesa valdese e dal Centro Culturale Protestante.

Nel saluto introduttivo al convegno il presidente della Comunità ebraica Dario Disegni ha sottolineato quanto il 17 febbraio e il 29 marzo 1848 abbiano significato l’uscita dai ghetti e dalle valli e l’emancipazione ma non la libertà religiosa per quei neo cittadini del regno di Piemonte e Sardegna e come nel 1938 tale libertà sia stata fortemente negata agli ebrei, sempre da un regnante della casa dei Savoia. Questa esperienza della privazione della libertà e dei diritti per motivi religiosi ha reso valdesi ed ebrei particolarmente attenti al fatto che una libertà non è acquisita una volta per tutte, e non c’è libertà se non è per tutti!

Disegni ha sottolineato che oggi non ci battiamo per i nostri diritti ma per i diritti di tutti. Il vento dell’odio del diverso soffia di nuovo, contro immigrati, ebrei, neri, omosessuali ed è in questi tempi che bisogna parlare di diritti umani, di diritti di tutti.

Il primo intervento del professor Andrea Giorgis ha tracciato con scientificità cosa sia stato un diritto umano nella storia e cosa competa il diritto internazionale nella limitazione del sovranismo e del potere così come previsto anche da molte costituzioni nazionali e il diritto come limite alle pretese individuali nel rapporto tra singoli e comunità.

Il professore di diritto internazionale umanitario e tutela dei diritti umani Edoardo Greppi ha sottolineato con puntualità cosa sia accaduto in Europa e nel mondo dal 1948 a oggi. Dalla promulgazione della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani ai giorni nostri quale è lo stato dei diritti umani? Citando il discorso del procuratore generale del tribunale di Torino in occasione dell’apertura dell’anno giudiziario ha fatto notare quanto la cultura dei diritti si sta affievolendo. A 70 anni dalla Dichiarazione viviamo in un mondo regolato da diritti, libertà e sicurezza, basti pensare al cambiamento della vita pubblica dopo l’11 settembre 2001. Rapporto tra Stato e individuo era prima, fino al 1945 un rapporto esclusivo. Norberto Bobbio è stato tra i primi a tematizzare il diritto che trascende le nazioni e le culture. Purtroppo però il diritto umano che è per tutti, sovranazionale, non ha i mezzi per essere esercitato, messo in pratica, infatti l’assemblea generale dell’ONU non ha potere decisionale, ma può solo raccomandare. I 30 articoli della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani infatti furono approvati con 48 voti a favore e 8 astensioni che riguardavano alcuni paesi del blocco sovietico, il Sudafrica e l’Arabia Saudita.

Il diritto alla libertà religiosa è un punto controverso della Dichiarazione, la scelta individuale di professare una o alcuna religione e la possibilità di cambiare religione non sono proponibili in alcuni contesti. Come strumento di tutela dei diritti umani la Dichiarazione si rivela inadeguata. La teoria dei diritti umani è ritenuta sovversiva, rispetto alle norme del diritto internazionale. Come possiamo costringere gli Stati a tenere conto della Dichiarazione? Vengono istituiti dei patti, uno su diritti civili e politici e uno sui diritti economici. Oggi alcuni diritti umani sono codificati in maniera più esaustiva, come ad esempio la convenzione contro la discriminazione della donna, dell’infanzia, contro la tortura. Così il tema dei diritti umani è diventato invisibile nella sfera pubblica, ma gli Stati non accettano un controllo sul loro operato e il vero limite della Dichiarazione è che ha valore soltanto in un contesto culturale che la conosce e la fa propria. Uno dei motivi per cui la Dichiariazione dei Diritti Umani è misconosciuta risiede nel fatto che a scuola oggi non si insegna più educazione civica.

Infine Luciano Scagliotti del comitato regionale per i Diritti Umani ha spiegato la necessità a più livelli di difendere i diritti, senza lasciarsi intimidire dagli ostacoli dettati dal contesto, come ad esempio la molestia giudiziaria che coinvolge i difensori dei diritti umani in calunniose accuse di favoreggiamento di atti criminali.

Sophie Langeneck

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