I Valdesi a Torino
A Torino troviamo già nel'500 una cospicua presenza protestante. Nella seconda metà del secolo, malgrado la repressione che si esprimeva in multe, confische di beni, esilio, condanne a morte, si costituì una vera e propria comunità evangelica con il ministero di un pastore. Il 19 giugno del 1555 in Piazza Castello venne condannato al rogo il colportore valdese Bartolomeo Hector e la stessa sorte toccò il 29 marzo 1558 al pastore Goffredo Varaglia.
Alla fine del '600, nel Maschio della Cittadella, furono imprigionati e poi deportati oltre duecento valdesi.
L'editto di Carlo Alberto del 17 febbraio 1848, che dava ai Valdesi il pieno riconoscimento dei diritti civili, permise alla Comunità Evangelica d'uscire allo scoperto, di svilupparsi e di crescere aggregando famiglie protestanti straniere, valdesi provenienti dalle Valli Valdesi e parecchi Torinesi che chiesero d'entrare a far parte della Comunità.
Nel 1853 venne edificato il Tempio di Corso Vittorio Emanuele II.
L'attività sociale si sviluppò con la fondazione dell'Ospedale Valdese (oggi integrato nel servizio sanitario della Regione Piemonte), di una piccola scuola con circa 30 bambini (oggi non più esistente), dell'opera per gli "Artigianelli Valdesi " (oggi trasformata in fondo per borse di studio), di un Ospizio Evangelico Marino (oggi Casa balneare Valdese di Pietra Ligure).