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Predicazioni e riflessioni bibliche

“Figli della luce”

Efesini 5, 1-2 . 8-14

Chi era qui al culto domenica scorsa ricorderà che il pastore D’Amore aveva iniziato il suo sermone così:
Buongiorno, sono Giovanni, un membro della chiesa valdese di Torino….. Questo nostro fratello immaginario raccontava di aver letto nella Bibbia, un passo del libro degli Atti degli Apostoli ed era rimasto colpito dalla descrizione della comunità cristiana dei giorni seguenti la Pentecoste: in quel capitolo. A Giovanni quella chiesa pareva veramente troppo bella per essere vera, gli sembrava diversa da quella che lui conosceva. Dopo questo esordio il pastore D’Amore aveva poi svolto il suo sermone cercando di attenuare l’impressione di Giovanni, pur tenendo conto che effettivamente quella è anche l’impressione di molti fratelli e sorelle di oggi.
Ho ricordato questo perché, essendo il testo di oggi quello che avete sul foglietto e che leggerò tra poco,  effettivamente anch’io oggi potrei iniziare più o meno così:
“Buongiorno, sono Andrea, membro della chiesa di Efeso. Oggi l’anziano della chiesa ci ha letto una lettera spedita alla comunità dall’apostolo Paolo: alcune parti del suo contenuto mi hanno lasciato molto perplesso. In particolare il passo che esorta i cristiani a comportarsi come “figli di luce”. Anch’io dovrei essere sensibile a questa ammonizione, perché mi ritengo cristiano, forse un po’ peccatore, come tanti o tutti, ma un giorno ho accettato Cristo, come mi è stato annunciato dall’apostolo e dai suoi compagni di missione. Però temo proprio di non essere capace di comportarmi come dice la lettera, come un figlio della luce, la mia fede è talvolta incerta e poco costante, insomma mi sembra difficile e poi non capisco bene cosa implichi sul piano pratico dell’etica personale e comunitaria questo essere figlio della luce”.
Esprimiamo la nostra simpatia ad Andrea di Efeso e leggiamo insieme il testo che lo ha turbato:

Lettura di Efesini 5,1-2.8-14 (può essere utile leggere a partire dal primo versetto)

Innanzi tutto mi pare di poter affermare che il parere di Andrea è condivisibile, pare essere anche il nostro, come domenica scorsa pareva che fosse  il pensiero di Giovanni di Torino. Come si fa ad essere “figli della luce” oggi?
E’ bene ricordare che la lettera alla chiesa di Efeso mette in risalto un modo di pensare molto diffuso nei tempi apostolici, anche a partire dall’esperienza della setta di Qumran. I monaci di quella comunità che viveva presso il Mar Morto separavano nettamente l’umanità in due parti: quella composta dai figli della luce e l’altra composta dai figli delle tenebre. I membri di quella chiesa si ritenevano i veri ed unici figli della luce…..! Altrove troviamo negli scritti neotestamentari separazioni simili, per esempio proprio quella dell’inizio del capitolo 5 della lettera agli Efesini, tra gli imitatori di Dio o di Cristo, il primo e perfetto imitatore di Dio in quanto suo figlio, e coloro che non lo imitano, oppure il riferimento ad un prima segnato dal tempo delle tenebre e ad un dopo, segnato dal tempo della luce.
Tenebre e luce, bene e male, bianco o nero, il mondo fatto di separazioni nette, o di qua o di là, senza ponti, senza valicare i confini, senza canali di comunicazione.
Ebbene, dietro a tutto questo c’è una certezza evangelica: coloro che hanno accettato Cristo come loro Signore, i credenti come il nostro Andrea della chiesa di Efeso, sono differenti da coloro che non l’hanno accettato, devono per forza comportarsi in modo differente, se no che credenti sono? E devono sforzarsi di essere così, sapendo che non è facile e chiedendo al Signore l’aiuto perché la fede sia sempre forte. Il testo dice proprio: dovete “essere” figli della luce, dovete comportarvi come figli della luce! Non c’è secolarizzazione che valga, non c’è relativizzazione che tenga, i credenti siano figli della luce.
Nella prospettiva dell’insieme del messaggio del Nuovo Testamento questo “status” non ha nessuna impostazione meritoria, non è che si fa così per acquisire meriti  in vista della salvezza. Si è così, ci si comporta così, e non in altro modo, non c’è nessun dubbio. Vivere come figli della luce, comportarsi come figli della luce, magari anche lottando contro i figli delle tenebre, contro i figli della disobbedienza sui quali cade l’ira di Dio che squarcia il cielo: questo è il destino, questa è la mission, come si dice oggi, dei cristiani, di quelli veri! Il tutto inquadrato dal messaggio del dono della grazia, del perdono, della salvezza, naturalmente!
Andrea, per continuare nella nostra finzione, si poneva il dubbio se essere un po’ tiepidi e riservati, prudentemente non troppo schierati significasse non essere un vero credente. E chissà quanti tra noi udendo questi versetti sentono un certo imbarazzo, e si fanno piccoli piccoli, convinti come sono  di avere una fede imperfetta, altro che essere imitatori di Dio o di Cristo!
Siamo in un tempo in cui su queste cose anche in chiave laica regna molta confusione di idee, ed alcuni passi verso una impostazione etica laica destano scandalo in molti ambienti cristiani più letteralisti. Le persone più avanti negli anni osservano che non ci si capisce più niente, si vede di tutto e spesso il giorno dopo ciò che era certo è diventato incerto. Ognuno, laico o religioso, che abbia la possibilità di farsi sentire da qualche sorta di pulpito o attraverso i mass media decide per tutti gli altri ciò che è bene e ciò che è male, ciò che è giusto e ciò che è ingiusto, e spesso lo fa seguendo criteri moralistici. Altri decidono per noi, questo è il punto e decidono anche che cosa è bello e che cosa non lo è, ma più grave è quando sono in gioco scelte di vita, decisioni etiche personali, su cui non è possibile legiferare in modo equo.
Tutto questo è vero, eppure la Parola ci porta su questo terreno della coerenza e della perseveranza, termini molto chiari che definiscono i requisiti della fede, percorso difficile certamente ma pieno di prospettive.
Perché ormai è chiaro che le differenze non creano separazioni che risultano improduttive dal punto di vista della “bontà, giustizia e verità” del versetto 9, ma sono invece motivo di crescita, di scoperta di strade segnate per lo meno dal rispetto reciproco e poi anche dall’amore. Ma c’è di più!
Una chiave che ci può aiutare a scardinare i nostri dubbi ed i nostri complessi di superiorità o di inferiorità dal punto di vista della fede è data là dove il testo dice “esaminando che cosa sia gradito a Dio” e poi di seguito “non partecipate alle opere infruttuose delle tenebre, piuttosto denunciatele” (v. 11).
Ecco: i figli della luce, cioè i credenti, cioè i santi, cioè le persone che si confrontano con la Parola del Signore, la esaminano e la approfondiscono e poi, al di là delle loro fragilità, hanno un compito: non quello di rinchiudersi in se stessi o tra quattro mura isolati dal mondo, come facevano e fanno i membri delle sette, ma piuttosto quello di denunciare, di adoperarsi per fare chiarezza, per far luce, appunto, sulle opere dei figli delle tenebre. Perché questo fece Gesù Cristo, e così hanno fatto nei secoli i testimoni ed i martiri della fede. “Comportatevi come Figli della luce” allora significa impegnarsi affinché le opere della luce, cioè la volontà di Dio in Gesù Cristo diventino manifeste ed illuminino, appunto, “illuminino!” la vita quotidiana degli uomini e delle donne a cui non è dato l’accesso alla verità e alla giustizia, a coloro che non hanno strumenti per leggere la storia e la situazione sociale in cui vivono. Perché i figli delle tenebre operano nel buio, di nascosto e subdolamente, ma la Parola di Dio viene a far luce, a rendere manifesta, a far conoscere la verità.
Essere credenti oggi significa dunque uscire dal mondo di tenebre per vivere in un mondo illuminato. Questa è l’esortazione che vale per noi oggi. La chiesa di Efeso a cui Paolo si rivolgeva con questa lettera era probabilmente toccata da problemi legati allo gnosticismo crescente e la comunità aveva bisogno di una scossa: “Risvegliati o tu che dormi”, Isaia aveva detto qualche secolo prima: “Svegliatevi ed esultate o voi che state nella polvere!”. Insomma: datti da fare, accettare Cristo non significa dormire pacifico tra due guanciali, ma significa aprire gli scuri della finestra e far entrare la luce nella tua vita e sul mondo intero  (Amen).


Predicazione del  Pastore Franco Tagliero
Torino 25 luglio 2010  - Tempio valdese  di corso Vittorio Emanuele II 23  



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